Di
seguito sarà preso in considerazione, a titolo esemplificativo,
il trattamento degli endoscopi flessibili utilizzati per gli esami
sull'apparato gastroenterico. Gli stessi principi sono da seguire
per gli strumenti impiegati nelle altre branche medico-specialistiche.
DECONTAMINAZIONE
Il
processo di decontaminazione degli strumenti endoscopici, per risultare
efficace, deve essere effettuato eseguendo una sequenza di manovre
prestabilite e costante. Nessuna delle fasi, di seguito elencate
ed illustrate, deve essere tralasciata o eseguita in modo affrettato
ed approssimativo:
· prelavaggio;
· verifica della tenuta degli strumenti;
· detersione;
· ascigatura;
a)
Prelavaggio
Spegnere la fonte luminosa dopo l'utilizzo e riavviarla senza attivare
la luce. In questo modo si evita un consumo eccessivo della lampada
allo Xenon.
Il prelavaggio manuale deve essere eseguito immediatamente dopo
l'uso dello strumento, applicando il pistoncino aria/acqua e tenendo
la parte distale immersa in acqua tiepida e detergente; premere,
quindi, per qualche secondo il pistoncino stesso. Questa manovra
consente contemporaneamente la fuoriuscita di acqua sia dal canale
dell'aria che da quello dell'acqua, impedendo che residui di vario
tipo (sangue, frustoli, materiale biologico vario) ne possano determinare
l'otturazione.
Aspirare per qualche secondo l'acqua attraverso il canale bioptico.
Staccare lo strumento dalla fonte e portarlo nella zona lavaggio
strumenti. La zona lavaggio non può essere individuata nella stessa
sala in cui si eseguono gli esami endoscopici, ma deve essere situata
in un ambiente adibito a questo uso esclusivo (D.Lgs. 626/94 e successive
modifiche ed integrazioni).
La sala lavaggio deve essere organizzata in modo tale da permettere
la separazione dell'area dove avviene la fase di prelavaggio e pulizia
dello strumento (zona sporca), da quello dove avvengono tutte le
manovre dopo la disinfezione (zona pulita) e che sono: il risciacquo
(nel caso di disinfezione manuale), l'asciugatura (dopo il processo
di disinfezione) e l'alcolizzazione.
b)
Verifica della tenuta degli strumenti.
Prima di effettuare la pulizia bisogna verificare che lo strumento
non abbia subito danni durante l'utilizzo (buchi da morsicature,
protesi varie, manovre indaginose, …).
A seconda del tipo di strumento, utilizzare o il tester manuale
oppure immergere lo strumento stesso in acqua, facendo attenzione
a tenerlo in posizione il più possibile distesa (non arrotolato)
e, dopo aver collegato il tester, accendere la fonte. Nel caso in
cui dovesse essere riscontrato qualche problema, inviare lo strumento
in riparazione presso ditte competenti senza tentare manovre che
potrebbero risultare ancora più dannose sia per lo strumento stesso
che per l'Operatore. Si ricorda che alcune macchine lavaendoscopi
hanno la capacità di verificare automaticamente lo strumento, ma
quella manuale è la metodica più sicura e valida, in quanto si evitano
i falsi negativi. Se lo strumento risulta integro, passare alla
successiva fase.
c)
Detersione
Tutto
ciò che deve essere sottoposto a processo di disinfezione o sterilizzazione
deve essere preventivamente deterso ed asciugato. La pulizia e la
detersione sono le prime manovre che l'Operatore deve fare immediatamente
al termine di un esame endoscopico con l'utilizzo di un detergente
enzimatico. Tali manovre hanno il compito di allontanare i residui
di sangue o di altre sostanze organiche che, ristagnando all'interno
dei canali dell'endoscopio, limitano l'azione del disinfettante.
Si consiglia di non utilizzare alcool e aldeidi per la pulizia,
in quanto denaturano le proteine e le fissano causando l'ostruzione
dei canali. Un'accurata pulizia meccanica, resa possibile grazie
al passaggio di spazzole e acqua corrente o a getto (con l'utilizzo,
ad esempio, di siringhe da 50 cc), è indispendabile anche se si
utilizzano macchine lavaendoscopi automatiche.
Devono essere anche considerate le caratteristiche dell'acqua che
viene utilizzata nelle fasi di lavaggio; infatti la "durezza" (cioè
la quantità di calcio e magnesio presenti) può modificare l'attività
del detergente e richiedere una diversa diluzione (attenersi alle
indicazioni scritte in etichetta dei prodotti). La durezza dell'acqua
può, a lungo andare, essere anche causa di alterazioni agli strumenti
e agli accessori (calcare, ecc.) e causare la precipitazione del
detergente che risulta più difficile da rimuovere.
Nel valutare l'acquisto di un detergete si deve tener conto di alcune
caratteristiche indispensabili. Infatti, deve essere:
·
biodegradabile
· non corrosivo
· non tossico
· non abrasivo
· facile al risciacquo
· preferibilmente liquido
· economico
· facile all'uso
· efficace
FASI
DELLA DETERSIONE MANUALE
1.
indossare i dispositivi di protezione individuale previsti (guanti
robusti, mascherina con visiera, occhiali paraschizzi, grembiule
impermeabile, ecc.). Si ricorda che il D.lgs. 626/94, entrato in
vigore il 1° luglio 1996, detta sia disposizioni per quanto riguarda
i requisiti dei luoghi di lavoro, la protezione dall'esposizione
ad agenti cancerogeni e biologici, l'uso di dispositivi per la protezione
individuale, sia sanzioni per chi non rispetta le regole (oltre
che per il datore di lavoro, anche per l'operatore stesso):
2.
lavare il canale bioptico dello strumento aiutandosi con una siringa
da 50 cc;
3.
passare una garza imbevuta di detergente enzimatico sullo strumento
all'esterno, per rimuovere i residui organici, cominciando dall'impugnatura
e andando verso la parte distale;
4.
rimuovere le valvole (aria/acqua, aspirazione, biopsia):
5.
pulire con un spazzolino le aperture dei canali di aspirazione,
bioptico e aria/acqua;
6.
immergere lo strumento in acqua e detergente;
7.
passare una spazzola nei canali interni almeno tre volte per foro.
Ad ogni manovra mettere la parte distale della spazzola sotto l'acqua
per risciacquare e impedire la ricontaminazione;
8.
spazzolare la punta distale dell'endoscopio con uno spazzolino a
setole morbide, in particolare, passare bene l'elevatore direzionale
nei duodenoscopi;
9.
inserire l'adattatore a slitta e lavare bene ogni canale;
10.
alcuni strumenti prevedono il lavaggio di un altro canale attraverso
l'uso di raccordi particolari (colonscopi, duodenoscopi, ….); inserire
il raccordo adatto e con una siringa lavare ripetutamente;
11.
risciacquare tutti i canali, utilizzando acqua corrente per rimuovere
ogni traccia di detergente;
12.
lavare i tappi-valvola con l'uso dello spazzolino.
d)
ASCIUGATURA
Se
lo strumento deve essere disinfettato manualmente, questa manovra
è indispensabile per evitare la diluizione del disinfettante e,
quindi, la riduzione della sua efficacia. Afferrare lo strumento
sollevando prima l'impugnatura e poi le due parti distali per permettere
la fuoriuscita dell'acqua. Asciugare i canali interni, aspirando
o insufflando aria, e tamponare l'endoscopio esternamente con una
garza o un telino che non lasci residui di fibre.
>>up
DISINFEZIONE
In
alcuni centri endoscopici la disinfezione degli strumenti avviene
manualmente, altri centri sono dotati di apparecchiature automatiche.
Di seguito saranno illustrate le procedure sia di disinfezione manuale
che automatica, le quali avvengono entrambe avvalendosi dell'utilizzo,
quale disinfettante, della glutaraldeide (vedi cap. 12)
DISINFEZIONE
MANUALE
Prima
di effettuare la disinfezione manuale l'Operatore deve indossare
i presidi di protezione individuale e procedere nell'esecuzione
delle manovre, avendo cura di eseguirle con cautela, al fine di
evitare schizzi o la vaporizzazione del disinfettante (glutaraldeide).
La disinfezione manuale viene eseguita introducendo il disinfettante
nei canali per almeno 5/6 volte, aiutandosi con una siringa da 50
cc. Previo collegamento con la slitta (che deve essere idonea per
il lavaggio dei canali degli strumenti che si collegano). Con questa
manovra si permette la fuoriuscita dell'aria e dell'acqua rimasta
nei canali, se non è stata eseguita correttamente l'asciugatura,
favorendo un maggior contatto del disinfettante con le superfici
interne. Irrigare i canali supplementari. Disinserire la slitta
e lasciare lo strumento completamente immerso per il tempo prestabilito.
Non scendere sotto i tempi minimi consigliati dalle associazioni
di professionisti.
RISCIACQUO
Trascorso
il tempo prescritto, togliere lo strumento dalla vasca. Avvalendosi
della slitta, sciacquare abbondantemente lo strumento senza dimenticare
i canali supplementari, utilizzando acqua distillata sterile per
rimuovere il disinfettante residuo. Questa manovra deve essere particolarmente
accurata in quanto, se residuano tracce di disinfettante, si potrebbero
causare danni e irritazioni alla cute e alle mucose degli operatori
e dei pazienti. Sciacquare con la stessa metodica anche le valvole
e i pistoncini. Nell'esecuzione delle procedure manuali, l'Operatore
deve indossare guanti sterili per evitare di contaminare lo strumento.
ASCIUGATURA
Con
un telino sterile tamponare tutte le parti dell'endoscopio; insufflare
i canali interni con aria compressa per usi medicali ( il getto
di aria non deve superare 1 atmosfera per non provocare danni allo
strumento); asciugare accuratamente anche i pistoncini e le valvole.
STOCCAGGIO
Prima
di riporre gli strumenti, al termine della giornata, è opportuno
lubrificare i pistoncini con del silicone liquido e passare lo strumento
sia nei canali interni che nella parte esterna con alcool a 70°.
Tale manovra consente, nel periodo di non utilizzo, di eliminare
le eventuali gocce d'acqua rimaste che permettono la proliferazione
di numerosi germi, in particolare batteri gram negativi.
Dopo l'asciugatura, gli strumenti vanno riposti in luoghi al riparo
dalla polvere e da possibili contaminazioni, che consentono lo stoccaggio
verticale dello strumento.
>>up
TRATTAMENTO
DEGLI ACCESSORI
Tutti
gli accessori riutilizzabili e che rientrano nella strumentazione
invasiva, fatta eccezione per quelli di tipo monouso che devono
essere smaltiti dopo l'utilizzo, necessitano di un lavaggio con
un detergente enzimatico e di un trattamento in una vasca ad ultrasuoni
prima della sterilizzazione, che è effettuabile solamente in autoclave
a vapore, con ossido di etilene o con miscela di acido peracetico.
Gli
accessori devono essere scomposti, detersi esternamente e nel canale
interno, accuratamente asciugati e poi sottoposti al processo di
sterilizzazione.
Anche
gli accessori usati per la pulizia del corredo endoscopico (spazzolini,
bacinelle) devono essere puliti e disinfettati una volta al giorno.
Il
contenitore dell'acqua distillata collegata alla fonte luminosa,
a fine giornata, deve essere sterilizzata. Una volta sterilizzati,
gli accessori vanno conservati in modo da evitare contaminazioni
e danneggiamenti, allo scopo di garantire la sterilità.
>>up
STERILIZZAZIONE
Per
sterilizzazione si intende il risultato finale di metodologie standardizzate
e definite in grado di distruggere tutte le forme di microrganismi
viventi. Quindi, obiettivo della sterilizzazione è la distruzione
di ogni microrganismo vivente, sia esso patogeno o non patogeno,
in fase vegetativa o di spora.
Il
termine sterile, associato alla definizione sopracitata, pone due
ordini di problemi di tipo microbiologico e statistico:
- le procedure di controllo microbiologico della sterilità, anche
se rigorose, possono a loro volta determinare un tasso di contaminazione
(1/1000).
- Il concetto di sterilità è, statisticamente parlando, relativo,
in quanto non è possibile uccidere tutti i microrganismi. Un insieme
di oggetti è considerato sterile quando solo 1 su un milione è contaminato
.
E'
comunque corretto definire la sterilità come la condizione in cui
la sopravvivenza di un microrganismo è altamente improbabile. La
scelta del processo di sterilizzazione deve essere effettuata in
funzione del tipo di materiale da trattare, in base alle sue caratteristiche
e al criterio costo-efficacia.
La
morte dei microrganismi sottoposti a processi di trattamento con
calore è dovuta alla inattivazione di proteine cellulari o di enzimi
essenziali; la resistenza al calore varia a seconda del tipo di
microrganismo e a seconda del tipo di processo utilizzato. Nel caso
delle spore, è necessaria una certa quantità di energia (detta energia
di attivazione) per farle uscire dal loro stato di latenza e iniziare
il processo di germinazione. L'attivazione cioè rimuoverebbe la
barriera di protezione contro il calore permettendo la conseguente
denaturazione proteica.
La
presenza di materiale organico protegge le spore durante il riscaldamento:
peptoni, albumina, acidi nucleici, zuccheri e amido, facilmente
presenti su materiale sanitario non correttamente pulito e decontaminato.
Nella gestione della sterilizzazione in ambiente ospedaliero è consigliato
orientare le scelte degli acquisti di materiali preferendo i presidi
autoclavabili a vapore e, laddove possibile e razionale, il monouso.
I
materiali che devono essere sottoposti a processo di sterilizzazione
sono:
--
Gli oggetti e presidi che, introdotti all'interno dell'organismo,
entrano in contatto con soluzioni di continuo e mucose.
--Gli oggetti e presidi che entrano in contatto con cavità sterili
del corpo.
--Alcuni oggetti e presidi che entrano in contatto con cavità non
sterili durante attività diagnostiche o terapeutiche in grado di
aumentare il rischio di contaminazione e di infezione.
--I materiali di supporto all'effettuazione di procedure asettiche.
I
fattori da cui dipende l'efficacia del processo di sterilizzazione
sono:
1. FATTORI FISICI I parametri di sterilizzazione devono essere
raggiunti e mantenuti per un tempo sufficiente alla distruzione
dei microrganismi, in modo tale da ottenere un corretto processo
di sterilizzazione.
2.
QUALITA' E QUANTITA' DELLA CARICA BATTERICA Occorre eseguire un
processo di lavaggio e asciugatura corretto per diminuire la carica
batterica iniziale presente sulla superficie da sterilizzare, per
non inficiare il processo di sterilizzazione.
3.
PRESENZA DI SPORCO E MATERIALE ORGANICO In un oggetto non perfettamente
pulito lo sporco residuo può creare una protezione ai microrganismi
impedendone la distribuzione.
4. STRUTTURA DELL'OGGETTO DA STERILIZZARE Il raggiungimento
della sterilità dipende dal contatto tra l'agente sterilizzante
e tutte le superfici degli articoli.
5. CONSERVAZIONE DEGLI OGGETTI STERILIZZATI I tempi di mantenimento
della sterilità dipendono da: uniformità dell'imballaggio, condizioni
dell'immagazzinamento, condizioni di umidità e temperatura dei locali
di conservazione, tipo di imballaggio.
>>up
STERILIZZAZIONE
CON VAPORE SOTTOVUOTO
Apparecchio
utilizzato: autoclave a vapore. La sterilizzazione a vapore si ottiene
mediante l'intervento combinato di 4 fattori:
-- pressione: è necessaria per aumentare il punto di ebolizione
dell'acqua; pertanto, la temperatura di sterilizzazione aumenta
in proporzione all'aumentare della pressione.
-- Temperatura: deve raggiungere valori sufficienti a garantire
la distruzione dei microorganismi.
-- Tempo: la temperatura risulta efficace solo se mantenuta costante
per specifici tempi. Maggiore è la temperatura, minore è il tempo.
- -Umidità. Per ottenere un efficace processo di sterilizzazione
il vapore deve essere saturo (100% di umidità relativa). La temperatura
del vapore sottoposto a pressione aumenta progressivamente in proporzione
alla pressione del vapore.
La temperatura e la pressione devono mantenersi a livelli stabiliti
e standardizzati. Nelle autoclavi computerizzate di ultimo modello
i livelli stabiliti si individuano scegliendo i cicli già programmati.
I cicli devono essere individuati a secondo del materiale da sterilizzare.
| MATERIALE
|
TEMPERATURA
(IN C) |
TEMPO
(IN MINUTI) |
PRESSIONE
(IN BAR) |
| Tessili,
strumenti e vetrerie confezionati |
134
|
7
|
2.1
|
| Strumenti
e vetrerie non confezionati |
134
|
4
|
2.1
|
| Materiale
in gomma o in plastica autoclavabile |
121
|
15
|
1.1
|
Per
tessuti e strumenti confezionati si intendono tutti i tessili e
strumenti confezionati in container, carta kraft/polietilene e carta
medical grade.
Per
strumenti non confezionati si intendono gli strumenti liberi in
camera di sterilizzazione, mentre per materiale di gomma o di plastica
si intende il materiale in grado di resistere, senza alterarsi,
a 121 °C per 15 minuti.
La
sterilizzazione rapida (134° per 4° minuti) deve essere utilizzata
esclusivamente per la sterilizzazione di emergenza di materiali
puliti non confezionati, in quanto un procedimento di sterilizzazione
veloce riduce i margini di sicurezza ed aumenta la possibilità di
formazione di bolle d'aria.
Tecnica
operativa
-
detergente accuratamente gli oggetti da sterilizzare e asciugarli;
- allestire le confezioni da sterilizzare, provvedendo a collocare
l'indicatore di processo all'esterno e di sterilità all'interno;
- le cerniere dei cestelli a ghiera, nel caso si utilizzino, devono
essere aperte;
- effettuare il caricamento dell'autoclave.
CARICAMENTO
DELL'AUTOCLAVE
Il
caricamento dell'autoclave deve essere effettuato in modo che il
vapore possa circolare liberamente e penetrare in ogni confezione.
Il carico dell'autoclave deve essere uniformemente distribuito e
non deve toccare le pareti interne. Tutti gli articoli da sterilizzare
devono essere disposti in modo tale che ogni superficie sia direttamente
esposta all'agente sterilizzante per la temperatura e il tempo previsto.
Sistemare le buste e i pacchi di carta nelle apposite griglie, in
posizione tale da essere paralleli al fluire del vapore, evitando
di pressarli; le superfici in polietilene delle buste devono essere
abbinate tra loro, i pacchi piccoli sopra a quelli di dimensioni
più grandi. Gli strumenti devono essere aperti, smontati e con la
superficie da sterilizzare libera, il contenuto dei container e
cestelli non deve essere compresso.
Particolari
strumenti quali recipienti, tubi, ecc. devono essere disposti con
l'apertura verso il basso, onde evitare che si raccolga l'acqua
di condensa e si formino bolle d'aria. I tubi non devono essere
chiusi ai lati e piegati. I guanti di gomma, essendo impermeabili
al vapore, devono essere disposti distesi e non piegati.
E'
possibile sterilizzare a vapore:
- ferri chirurgici, vetrerie, strumenti metallici;
- materiale tessile di medicazione;
- materiale di gomma non termolabile:
- teleria e materiale tessile per campo sterile;
- vetreria; - alcuni tipi di endoscopi.
Non
è possibile sterilizzare a vapore:
- parte della attrezzature di endoscopia;
- sostanze non idrosolubili (sostanze oleose, polveri);
- materiali termolabili.
Vantaggi e svantaggi della sterilizzazione a vapore.
VANTAGGI
Rapidità del processo
Efficacia del processo
Facilità ed efficacia dei controlli
Non tossicità Economicità
SVANTAGGI
Degradazione del materiale plastico.
Alterazione, con il tempo, del materiale metallico.
Impossibilità di sterilizzare grassi e polveri.
>>up
STERILIZZAZIONE
CON OSSIDO DI ETILENE
Apparecchio
utilizzato: autoclave a ossido di etilene.
Il processo di sterilizzazione necessita dell'intervento di 5 fattori:
1. Concentrazione del gas.
2. Umidità: i valori di umidità relativa all'interno della camera
di sterilizzazione dovrebbero essere compresi tra il 30% e il 60%.
3. Temperatura: la temperatura aumenta l'efficacia del gas, maggiore
è la temperatura minore è il tempo di sterilizzazione. Essendo un
metodo di sterilizzazione per presidi termolabili, in genere non
vengono mai superati i 50°-60° C per non danneggiare i materiali.
4. Tempo di contatto: può variare rispetto ai fattori precedenti,
in genera il ciclo di sterilizzazione si mantiene per 4-5 ore.
5. Pressione: varia in funzione del gas impiegato, in quanto, per
ovviare ai problemi di infiammabilità ed esplosività l'ETO viene
miscelato a Freon o ad Anidride carbonica.
Al
fine di regolamentare l'utilizzo di questo gas e ridurre gli effetti
nocivi, il Ministero della Sanità ha emanato la circolare n. 56/1983
in cui sono fissate le norme di impiego, di deposito, i requisiti
delle attrezzature, dei locali e del personale, dei materiali di
imballaggio e delle tecniche di controllo.
TECNICA
OPERATIVA
- detergere accuratamente gli oggetti da sterilizzare.
- Il materiale deve essere accuratamente asciugato, in quanto l'umidità
produce sostanze tossiche difficilmente rimuovibili con aerazione.
- Allestire le confezioni da sterilizzare provvedendo a controllare
la presenza dell'indicatore di processo all'esterno e di sterilità
all'interno
I
reparti o servizi che hanno una discreta quantità di presidi da
sterilizzare a ETO potranno utilizzare direttamente i contenitori
e consegnarli già chiusi ai punti di raccolta. Il riempimento dei
contenitori deve essere effettuato in modo che il gas possa circolare
liberamente e penetrare in ogni pacco. Sistemare le buste e i pacchi
nell'apposito contenitore, evitando di pressarli, e disporli in
posizione verticale; le superfici in carta delle buste devono essere
abbinate tra loro, i pacchi piccoli sopra a quelli di dimensioni
più grandi. Gli strumenti e i presidi devono essere aperti, smontaggio
e con superficie da sterilizzare libera.
E'
possibile sterilizzare a ETO
- tutti i materiali termosensibili: plastiche, gomme, lattice, cavi
elettrici, fibre ottiche, protesi vascolari, strumenti delicati,
ecc.
Non è possibile sterilizzare a ETO
- materiali che possono essere sterilizzati a vapore.
- presidi medico-chirurgici a basso costo.
- oggetti precedentemente trattati a raggi gamma, in quanto possono
formarsi perossidi che sono tossici per l'organismo umano: infatti,
gli ioni cloruro, prodotti dalla sterilizzazione a raggi gamma,
sono trasformabili in Epicloridrina che è tossica.
Vantaggi
e svantaggi della sterilizzazione a ETO:
VANTAGGI
Possibilità di sterilizzare il materiale termolabile.
SVANTAGGI
-
Tossicità - Eccessiva durata del tempo di sterilizzazione.
- Aerazione forzata - .
Degasificazione Al termine di ogni ciclo di sterilizzazione gli
oggetti devono essere sottoposti ad un adeguato periodo di aerazione
per consentire l'allontanamento dei residui di gas, garantendo le
condizioni di atossicità del materiale.
>>up
STERILIZZAZIONE
CON L'UTILIZZO DI MISCELA DI ACIDO PERACETICO (ALLO 0,2% E PH 6.4)
Le fasi del trattamento sono:
1) pulizia e detersione
2) sterilizzazione
3) utilizzo o stoccaggio
Nessuna
delle fasi sopraelencate deve essere tralasciata o eseguita frettolosamente.
Pulizia e detersione
Si sottolinea l'importanza di questa fase da eseguire subito dopo
l'utilizzo dello strumento, impiegando, per quanto possibile, sostanze
enzimatiche, che permettono una rimozione più agevole del materiale
biologico presente sullo strumento stesso.
Lo strumento non necessita di essere asciugato dopo la detersione.
Dopo le fasi di lavaggio non è necessaria l'asciugatura dello strumento,
che risulterebbe inutile, in quanto la macchina utilizza 10 litri
di acqua per la preparazione della miscela sterilizzante.
Fasi della sterilizzazione
Dopo un'accurata rimozione dello sporco, lo strumento può essere
inserito all'interno della sterilizzatrice. Se si tratta di un strumento
flessibile, questo dovrà essere inserito seguendo le disposizioni
del costruttore, in particolare per la connessione dei canali interni
che devono entrare a contatto con la sostanza sterilizzante (sono
in dotazione alla macchina manuali differenziati a seconda della
marca e modello di strumento)
Dopo l'inserimento dello strumento e della capsula di sterilizzante
(miscela di acido peracetico tamponato e neutralizzato), chiudere
il portello e premere il pulsante di avvio; la macchina inizierà
a lavorare e non necessiterà della presenza di un Operatore per
tutta la durata del ciclo.
PRIMA
FASE - preparazione della miscela sterilizzante
La macchina si riempie di 10 litri di acqua (sterilizzata dalla
macchina stessa), raggiunge la temperatura di sterilizzazione (compresa
tra 50° e 56° C) e discioglie le sostanze tamponanti.
SECONDA
FASE - sterilizzazione
La macchina espone allo sterilizzante lo/gli strumento/i per un
periodo di 12 minuti esatti; tale tempo non è modificabile poiché
impostato sul processore che comanda la macchina.
TERZA FASE - risciacquo
Al termine del periodo di sterilizzazione, lo strumento subisce
4 risciacqui con acqua sterile prodotta, anche in questo caso, dalla
sterilizzatrice attraverso il filtraggio di acqua potabile con filtri
di 0,2 micron nominali ed assolti (identico procedimento utilizzato
nell'industria farmaceutica per la produzione di acqua sterile).
I 4 risciacqui eliminano totalmente eventuali residui di sterilizzante
da tutta la superficie dello strumento, anche dai canali interni.
QUARTA FASE - pre-asciugatura
Un getto di aria calda sterile viene introdotto all'interno della
sterilizzatrice e negli eventuali canali interni; questa fase non
asciuga perfettamente lo strumento, ma ne consente, tuttavia, il
suo immediato utilizzo.
Svuotamento
dello sterilizzante V. cap. "smaltimento"
Utilizzo
e/o stoccaggio
Al
termine del ciclo di sterilizzazione gli strumenti possono essere
utilizzati subito oppure stoccati.
La
macchina produce una sterilizzazione immediata, ma non consente
il mantenimento della sterilità, in quanto il sistema di sterilizzazione
non permette il confezionamento degli strumenti. Tuttavia, la breve
durata del ciclo permette la sterilizzazione del materiale 25 minuti
prima dell'intervento e, nel caso di utilizzo immediato, si può
impiegare per il trasporto il cestello nel quale è stato tratto
lo strumento, in quanto è a sua volta sterile.
Accessori
ed attrezzature
Molti
degli accessori, utilizzati nelle endoscopie di qualsiasi genere,
sono monouso e come tali devono essere utilizzati. Quelli riutilizzabili
possono essere trattati con questo tipo di sterilizzazione senza
che questi subiscano danni, poiché la sterilizzazione avviene a
basse temperature (50°/56°C), sempre ricordando che, non essendo
possibile il confezionamento, la sterilità non può durare nel tempo.
Nel caso fosse necessario conservare sterile il materiale, asciugatura
e confezionamento si consiglia di provvedere alla sterilizzazione
con ossido di etilene o in autoclave a vapore (scegliendo tra i
due metodi quello compatibile con la termosensibilità del materiale):
Caratteristiche del materiale che può essere sterilizzato
La sterilizzazione fin qui descritta può essere utilizzata per ogni
tipo di presidio medico-chirurgico che possieda le seguenti caratteristiche:
1. sia totalmente immergibile
2. resista ad una temperatura compresa tra i 50° e 56°C
3. sia di dimensioni tali da essere contenuto all'interno della
macchina
4. permetta il contatto con tutte le superfici da sterilizzare (rubinetti
aperti, canali interni collegati alla macchina).
La
gamma di strumenti è quindi particolarmente ampia e può pertanto
essere utilizzata per telecamere, cavi luce, strumenti flessibili
di piccolo calibro, ecc.
I
CONTROLLI
Trattandosi
di sterilizzazione sonno compresi controlli differenziati:
1. controllo chimico.
2. Controllo biologico.
3. Ciclo diagnostico.
4. Print-out.
CONTROLLO
CHIMICO
Come
per le altre metodiche di sterilizzazione, anche in questi caso
sono utilizzati controlli chimici che garantiscono la presenza delle
condizioni chimico-fisiche ottimali per la sterilizzazione. Nello
specifico, sono utilizzate strisce viranti da posizionare all'interno
della macchina e che cambiano colore, virando dal violetto al bianco,
in presenza della concentrazione ideale di acido peracetico. Questo
tipo di controllo deve essere fatto ad ogni ciclo di sterilizzazione.
CONTROLLO
BIOLOGICO
Per
eseguire il controllo biologico si devono utilizzare delle strisce
contenenti spore di bacillo Stearothermophilus. Dopo che la striscia
ha subito un ciclo di sterilizzazione, deve essere messa in incubazione
ad una temperatura di 56 °C.
CICLO
DIAGNOSTICO
Si
tratta di un ciclo particolare che il produttore consiglia di eseguire
ogni 24 ore. Il ciclo ha durata di 18/20 minuti e controlla l'efficacia
dell'apparecchiatura. Esiste, pertanto, un controllo di sistema
ed un controllo specifico del filtro dell'acqua sterile. Al termine
del ciclo diagnostico, la macchina rilascia un certificato stampato
di presenza delle caratteristiche ideali per la sterilizzazione.
Nell'ipotesi che una sola delle caratteristiche necessarie per la
sterilizzazione non fosse rispettata, per qualsiasi motivo, la macchina
non permetterà di far partire il ciclo di sterilizzazione.
Questo certificato scritto deve essere conservato in reparto quale
documento di corretto funzionamento della macchina.
PRINT-OUT
Ad
ogni ciclo di sterilizzazione la macchina rilascia un Print-out
che certifica, assieme agli altri controlli, il corretto processo
di sterilizzazione. Il print-out deve essere compilato con la firma
dell'Operatore che ha eseguito il ciclo di sterilizzazione, il nome,
cognome e numero di cartella clinica del paziente, il modello ed
il codice identificativo dello strumento trattato. Copia di questa
documentazione deve essere allegata al foglio di diagnosi del paziente,
così da certificare che quello specifico strumento utilizzato per
un determinato esame è stato sterilizzato appositamente per lui.
Il Print-out originale deve essere conservato presso il Servizio
.
>>up
PULIZIA
DELL'AMBIENTE ENDOSCOPICO
La
pulizia ambientale favorisce una diminuzione della carica microbica,
ma per ottenerne un reale e continuativo abbassamento bisogna ridurre
al minimo la presenza di persone nelle sale endoscopiche ed aumentare
la frequenza degli interventi di pulizia.
Nelle sale endoscopiche sono normalmente presenti arredi, suppellettili,
piani d'appoggio degli strumenti e degli accessori, apparecchiature
elettromedicali, ecc.
Per evitare la diffusione della polvere nell'ambiente, le superfici
devono essere pulite con acqua e detergente (pulizia ed umido),
mai a secco.
La pulizia giornaliera dei locali può essere affidata ad Operatori
dipendenti dalla Aziende Sanitarie oppure ad Operatori di ditte
esterne; compete, comunque, sempre all' infermiere il controllo
e la verifica dell'operato degli addetti. Tra un esame e l'altro,
e ogni qualvolta sia necessario, l'Infermiere
Professionale ha il compito di pulire le superfici utilizzate (ripiani,
lettino endoscopico, bacinelle, ecc.), garantendo all'utente successivo
l'utilizzo di materiale pulito.
Ogni servizio di endoscopia è generalmente dotato di varie stanze
adibite a varie funzioni: sala endoscopica, sala di lavaggio-disinfezione,
sala d'attesa per i pazienti, ecc. In base alla destinazione della
sala, deve essere programmata una pulizia idonea: diversa dovrà
essere la pulizia della sala d'attesa rispetto alla pulizia della
sala endoscopica e rispetto a quella di trattamento dello strumento,
in quanto, queste ultime, saranno da considerare come aree critiche.
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SMALTIMENTO
Smaltimento
della glutaraldeide
La glutaraldeide è un rifiuto sanitario pericoloso a rischio
chimico e il suo smaltimento deve essere eseguito attenendosi a
quanto previsto dal D.Lgs. n. 22 del 5 febbraio 1997 e D. Lgs. N.
389 del 8 novembre 1997. Le operazioni di raccolta devono essere
eseguire in condizioni di sicurezza (indossando i Dispositivi di
protezione o lavorando sotto cappa aspirante) e lo smaltimento finale
deve avvenire tramite la termodistruzione
Smaltimento dell'acido peracetico
Nel caso dell'acido peracetico, la soluzione ottenuta alla fine
del processo può essere immessa nella rete fognaria, in quanto il
prodotto, a contatto con l'acqua, libera acido acetico, acqua e
ossigeno.
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RISCHIO
LAVORATIVO
I rischi connessi all'ambiente endoscopio sono molteplici
e coinvolgono sia il paziente che l'Operatore sanitario. Il paziente
può incorrere nel rischio di contrarre infezioni, anche gravi, durante
l'esame endoscopico (se le procedure di trattamento degli strumenti
non sono eseguite in modo corretto); l'Operatore può presentare
reazioni allergiche in seguito all'utilizzo di agenti chimici e
contrarre o trasmettere infezioni, se utilizza modalità operative
scorrette. Di seguito sono elencati i principali rischi associati
all'ambiente endoscopico:
RISCHIO
INFETTIVO:
Le principali fonti di rischio infettivo per l'Operatore
sono il continuo contatto con pazienti, i prelievi di materiali
biologici infetti o potenzialmente infetti (biopsie, sangue …),
l'inquinamento dei settori operativi (sale endoscopiche), il lavaggio
di strumenti e l'attrezzatura contaminata (dopo l'indagine endoscopica).
Il momento della pulizia e della detersione risulta essere quello
più critico per due motivi:
1.
lo strumento è stato appena utilizzato e presenta un'elevata carica
microbica, rappresentando, quindi, un'elevata fonte di infezione
per chi lo deve maneggiare;
2. se la pulizia e la detersione vengono effettuate in modo inadeguato
compromettono il risultato dell'intera procedura, inficiando lo
stesso processo di disinfezione; ne risulterà uno strumento contaminato
e, quindi, una fonte di contagio non solo per il paziente, ma anche
per l'Operatore.
RISCHIO
FISICO
gli infermieri che operano in ambiente endoscopico spesso
assistono i pazienti sottoposti ad esami diagnostici (RX,ERCP, dilatazioni,…);
è fondamentale, quindi, adottare tutte quelle misure cautelative
che riguardano la radioprotezione e che derivano da specifiche normative,
quali l'utilizzo di attrezzatura protettiva (camice guanti, occhiali,
…), visite periodiche preventive precedute da una visita per l'abilitazione
all'esposizione ai raggi (visita oculistica, visita generica, visita
specialistica quando richiesto dal medico autorizzato).
RISCHIO CHIMICO
Per l'Operatore, tale rischio deriva dal contatto con le
sostanze chimiche (solitamente in endoscopia il disinfettante usato
è la glutaraldeide al 20%) utilizzate per la disinfezione delle
apparecchiature e che possono venire assorbite attraverso la cute
e/o le vie respiratorie, provocando nausea, irritazioni cutanee
e delle mucose, cefalea e vertigini, ecc. E' sempre, quindi, indispensabile
l'uso di guanti, mascherine ed occhiali protettivi, oltre ad una
adeguata ventilazione dell'ambiente e l'utilizzo di cappe aspiranti
quando si manipolano gli agenti disinfettanti.
Per il paziente, il rischio consiste nel contatto delle mucose con
il disinfettante che può essere residuato negli strumenti trattati
con la disinfezione e si può manifestare con irritazione alle mucose,
crisi allergie, ecc. Si ribadisce l'importanza di un accurato, prolungato
e ripetuto risciacquo degli strumenti prima del loro impiego. (per
l'uso della glutaraldeide v. cap. 12).
RISCHIO ALLERGICO
Le allergie solitamente derivano dal contatto con materiali
utilizzati nel lavoro. Le più frequenti sono quelle causate dai
guanti monouso (sterili e non), e le zone maggiormente colpite sono
le mani (dermatiti). Il lattice utilizzato nella composizione dei
guanti o i lubrificanti in essi contenuti possono portare a sensibilizzazione,
con conseguenze anche gravi.
Importanti sono anche le sensibilizzazioni allergiche prodotte dall'esposizione
prolungata alla glutaraldeide.
RISCHIO
INFORTUNISTICO
Deriva dalla struttura architettonica dell'ambiente di lavoro
(dislivelli, pavimenti scivolosi, sporgenze, …), da attrezzature
di lavoro, come l'utilizzo di macchine lavastrumenti, sterilizzatrici,
elettrobisturi, fonti luminose degli strumenti endoscopici, carrelli
utilizzati per trasportare materiale vario. Tali rischi possono
anche dipendere da indumenti di lavoro inadeguati (camici ingombranti,
zoccoli che impediscono la stabilità,..) o da azioni incaute dell'Operatore,
come ad esempio urti, distorsioni, torsioni, cadute, punture d'ago,
ferite da materiale tagliente (bisturi, pinze,..) o da movimentazione
manuale dei carichi (il D.lgs 626/94 prevede il rischio di lesioni
dorso-lombari derivate dalla movimentazione manuale dei carichi).
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INFORMAZIONI
SUI RISCHI E SULLE PROCEDURE PER L'USO IN SICUREZZA DELLA GLUTARALDEIDE
Il presente capitolo è tratto dalla guida redatta dal Dott.
Villa "Informazioni sui rischi e procedure per l'uso in sicurezza
della glutaraldeide".
CARATTERISTICHE
CHIMICO-FISICHE
La glutaraldeide è un'aldeide idrosolubile che si presenta
come un liquido incolore di consistenza oleosa, scarsamente volatile,
ma che lo diventa se sottoposta ad agitazione. Viene generalmente
commercializzata in forma concentrata al 50% in acqua (vol./vol.)
e, quale sterilizzante a freddo, in ambito sanitario in forma diluita
(2 - 5% in acqua).
Le formulazioni commerciali per uso sanitario possono contenere
altre sostanze battericide, quali fenolo, e altri derivati attivanti,
quali il bicarbonato di sodio. Le sue soluzioni acquose sono stabili,
scarsamente volatili (diventano tali se sottoposte ad agitazione),
di odore pungente, la cui soglia olfattiva è di 0,04 ppm (cioè molto
bassa).
USO IN CAMPO MEDICALE
La glutaraldeide viene utilizzata, solitamente, in soluzione
alcalina ad una concentrazione generalmente del 2% per la disinfezione
a freddo di strumenti medicali come endoscopi, broncoscopi, strumenti
chirurgici ed altro. L'utilizzo della glutaraldeide come disinfettante
è vantaggioso per il suo ampio spettro d'azione, la sua rapida attività
germicida e la sua limitata corrosività per la maggior parte dei
materiali di uso medicale, inclusi metalli, gomma e lenti.
VIE
DI ESPOSIZIONE IN AMBITO PROFESSIONALE
I lavoratori possono essere esposti a glutaraldeide per
via inalatoria e per contatto cutaneo: in genere, l'esposizione
avviene a temperatura ambiente per evaporazione della glutaraldeide
da soluzioni acquose, dove è presente quale unico ingrediente della
soluzione stessa.
Al contrario di quanto osservato per la tossicità per via
orale, il rischio di effetti avversi, conseguenti all'esposizione
a glutaraldeide per via inalatoria, aumenta sia con la concentrazione
dei vapori inalati, sia con l'aumentare della concentrazione della
soluzione maneggiata.
A concentrazioni del 2% la glutaraldeide si è dimostrata
irritante per cute e mucose (oculari e delle prime vie aeree), nonché
un sensibilizzante cutaneo. Gli studi di cancerogenesi non hanno
fornito indicazioni esaustive sulle proprietà oncogene della sostanza.
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SORGENTI
DI ESPOSIZIONE IN AMBITO SANITARIO
Le
sorgenti di esposizione identificate nell'uso della glutaraldeide
come disinfettante in ambito sanitario comprendono:
- la preparazione e la diluizione di soluzioni;
- il trasferimento delle soluzioni nei contenitori di lavaggio o
in vasche;
- le emissioni di vapore dai bagni aperti;
- l'immersione degli strumenti nelle vasche di lavaggio;
- la rimozione degli strumenti dai bagni;
- lo svuotamento delle vasche di lavaggio;
- lo svuotamento della glutaraldeide dalle lavaendoscopi ai contenitori
per lo smaltimento;
- lo stoccaggio della glutaraldeide da eliminare in contenitori
monouso
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PROTEZIONI
PERSONALI
Ogni
operatore che, a seconda dei casi, utilizzi, prepari o smaltisca
delle soluzioni di glutaraldeide deve essere dotato di:
PROTEZIONI DELLE MANI
uanti: da indossare in tutte le fasi di manipolazione delle soluzioni
di glutaraldeide e degli strumenti contaminati; essi devono essere
monouso, di materiale idoneo, quale ad esempio, gomma nitrilica
o butilica, polietilene, sintetici di tipo chirurgico. Nel caso
fossero disponibili solo guanti in lattice è bene usarne un doppio
paio. In presenza di rischio di sversamento sugli avambracci è necessario
proteggerli con camici impermeabili a manica lunga, che impedisca
il passaggio della soluzione di glutaraldeide (oppure utilizzare
guanti sufficientemente lunghi). Si raccomanda di cambiare immediatamente
i guanti non appena presentino dei segni di danneggiamento o di
imperfezione. E' inoltre opportuno sciacquare i guanti calzati con
acqua corrente, prima di toglierli e sfilarli, evitando di contaminare
la mano non protetta. E' raccomandabile, per rimuovere residui di
soluzione di glutaraldeide, eventualmente venuta a contatto con
la cute, per imperfezione o nell'estrazione dei guanti, un accurato
lavaggio delle mani con acqua corrente e sapone.
PROTEZIONE RESPIRATORIE
Le comuni mascherine chirurgiche in TNT o in cotone non proteggono
le vie aeree dai vapori irritanti di glutaraldeide, occorre invece
utilizzare un facciale filtrante (mascherina idonea usa e getta),
con filtro specifico a carbone attivo per vapori organici di prodotti
chimici a varia volatilità che sia, almeno di classe FFP1, conforme
alla Direttiva 89/686/CEE secondo il DL.vo 475/04.12.1992, da usarsi
anche in presenza di un ricambio naturale dell'aria, ma, in assenza
di aspirazione localizzata, perlomeno nei momenti di maggiore esposizione.
Nel caso che fosse presente un'efficace aspirazione localizzata
non si ritiene obbligatorio l'uso delle semimaschere filtranti di
classe FPP1.
Protezioni agli occhi/faccia da possibili spruzzi (nei momenti
a rischio) · occhiali con ripari laterali antischizzo; o visiera
facciale trasparente.
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PROCEDURE DI USO IN SICUREZZA
Al
fine di ridurre il pericolo, l'entità e la frequenza di esposizione
sono raccomandabili una serie di interventi tecnici ed organizzativi
del lavoro, quali:
· impiego di quantità minime di soluzioni nei bagni di glutaraldeide;
· identificazione, mediante etichette, dei contenitori delle soluzioni;
· pronta pulizia degli spruzzi: essi devono essere immediatamente
detersi, anche se di lieve entità;
secuzione delle manovre giuste nel riempire e svuotare i bagni,
usando tutte le precauzioni necessarie per evitare sversamenti;
· uso del materiale dedicato per le suddette manovre; si raccomanda
l'alimentazione e lo svuotamento delle vasche dei bagni con condotti
a caduta (per lo scarico) e con pompa (per il carico); e ricambio
della glutaraldeide nel pomeriggio, al fine di consentire così una
ventilazione adeguata dell'ambiente al di fuori dell'orario di lavoro
e raggiungendo, quindi , l'obiettivo di diminuire l'esposizione
del personale: accurato prelavaggio manuale interno ed esterno degli
endoscopi, anche con soluzioni di detergenti enzimatici, onde garantire
la solubilità del materiale organico eventualmente presente nei
canali interni degli strumenti soggetti a disinfezione/sterilizzazione,
facendo molta attenzione, qualora si dovessero utilizzare mezzi
a pressione manuale (ad. Es. siringhe), nell'immettere i materiali
detergenti negli strumenti (endoscopi ad es.), al fine di evitare
che si producano spruzzi che potrebbero contaminare l'Operatore:
è questa una manovra che espone l'Operatore a rischio biologico
(possibili spruzzi e/o aerosol di materiale organico potenzialmente
infetto): è pertanto raccomandabile che la si esegua sotto cappa
o, in sua mancanza, con l'Operatore adeguatamente protetto: occhiali
antischizzo con protezione laterale, mascherina usa e getta idonea,
facciale filtrante FFP1, cuffia, guanti e camice in TNT o altro
tessuto idrorepellente;
adozione della massima attenzione, al fine di evitare di produrre
schizzi e di contaminarsi, nel caso si dovessero riempire manualmente
i lumi degli strumenti con la soluzione di glutaraldeide: una pressione
troppo elevata può infatti provocare la sconnessione della siringa
dallo strumento; · esecuzione delle manovre giuste nell'immergere
e nell'estrarre gli strumenti dalle soluzioni di glutaraldeide.
Tali manovre vanno effettuate sempre delicatamente, evitando accuratamente
di agire la soluzione al fine di scongiurare il pericolo di provocare
schizzi e sversamenti;
utilizzo di vasche o recipienti tappati e a tenuta, mantenendo la
soluzione della glutaraldeide, quando non usata, sempre chiusa nel
contenitore; · effettuazione dello stoccaggio delle soluzioni-madre
e delle soluzioni esauste sotto la responsabilità di personale autorizzato;
· controllo periodico della scadenza delle confezioni, nonché l'eliminazione
di quelle scadute.
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GLOSSARIO
|A
| B | C | D |
P | S |
A
ANTISEPSI
Procedure che distruggono o inibiscono la moltiplicazione dei microrganismi
presenti sui tessuti viventi.
>>up
ANTISETTICO
Sostanza che previene o arresta l'azione o la crescita di microrganismi
patogeni tramite l'inibizione della loro attività o tramite la loro
distruzione. Il termine viene utilizzato soprattutto per sostanze
che vengono impiegate sui tessuti viventi. Di solito, quando si
parla di antisettico si indica una sostanza germicida, che raramente
ha solo azione batteriostatica.
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ASEPSI
Assenza di germi: nel significato usato corrisponde alla sterilità.
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B
BATTERIOSTATICO
Agente, di solito chimico, che previene la crescita dei batteri,
ma non necessariamente distrugge i batteri stessi e/o le spore.
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C
CONTAMINAZIONE
Presenza di un agente infettivo su una superficie corporea, su indumenti,
effetti letterecci, strumenti ed altri oggetti inaminati, oppure
su sostanze alimentari come latte, acqua e cibi in generale.
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D
DETERGENTE
Sostanza che modifica le forze di tensione superficiale. Il grasso
e lo sporco in genere sono adesi alle superfici con forze superficiali
per cui il detergente diminuisce la tensione superficiale tra sporco
e superficie e favorisce l'asportazione dello sporco stesso. La
pulizia accurata, effettuata con l'uso dei detergenti, abbassa notevolmente
la carica batterica.
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DISINFETTANTE
Composto chimico antimicrobico ad azione specifica e non selettiva
in grado di agire su superfici ed oggetti con effetto decontaminante
sui patogeni fino a livelli di sicurezza.
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P
PULIZIA
Rimozione meccanica dello sporco da superfici, oggetti, cute e mucose.
Viene eseguita di norma con l'impiego di acqua con o senza detergenti.
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S
SANIFICAZIONE
Metodica che si avvale dell'uso di detergenti per ridurre il numero
dei contaminanti batterici, consentendo di mantenere i livelli di
sicurezza nei limiti fissati dalle normative dell'igiene su oggetti
e superfici.
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SANITIZZAZIONE
Metodica che si avvale dell'uso di disinfettante per mantenere per
un tempo relativo il livello di sicurezza di contaminazione nei
limiti fissati dalle normative dell'igiene su oggetti e superfici.
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STERILITA'
Assenza di microrganismi vitali, comprese le spore. Corrisponde
alla probabilità teorica di presenza di un microrganismo vitale
sul dispositivo medico uguale o minore.
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STERILIZZAZIONE
Processo fisico o chimico che è in grado di distruggere tutte le
forme di microrganismi viventi.
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DISINFETTANTI
/ DISINFECTANT LIST
|
PRODOTTO/PRODUCT
NAME |
MARCA/MANUFACTURER
|
INGREDIENTI/MAIN
INFREDIENT |
MARCA/MAIN
MARKET |
INFO
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KOHRSOLINHD
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-
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GLUTARALDEHYDE
|
EUROPE
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RECOMMEND(NON
RECENT TESTING) |
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PERACT20
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MINNTECH
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PERACETIC
ACID |
EUROPE
USA |
NOT
RECOMMEND NOT COMPATIBLE |
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SEKUCID
N |
HENKEL-ECOLAB
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GLUTARALDEHYDE
|
EUROPE
|
RECOMMEND
FULLY COMPATIBLE |
|
SEKYSEPT
forte S |
HENKEL-ECOLAB
|
FORMALDEHYDE
GLUTARALDEHYDE |
EUROPE
|
RECOMMEND
FULLY COMPATIBLE |
|
SEKUSEPT
plus |
HENKEL-ECOLAB
|
GLUCOPROTAMIN
|
EUROPE
|
RECOMMEND
FUNCTIONARY COMPATIBLE |
|
SEKUSEPT
pulver |
HENKEL-ECOLAB
|
PHOSPHONIC
ACID |
EUROPE
|
RECOMMEND
FULLY COMPATIBLE |
|
SPORXIN
plus |
IMS
S.r.l. |
GLUTARALDEHYDE
|
EUROPE
|
LARGE
DIAMETER SCOPES: FUNCTIONARY COMPATIBLE SMALL DIAMETER SCOPES:
NOT COMPATIBLE |
|
STERIANIOS
|
ANIOS
|
GLUTARALDEHYDE
|
EUROPE
|
RECOMMEND
FULLY COMPATIBLE |
>>up